"Dall’operational CRM all’analytical
CRM"
tratto da: Lettera Marketing ABI n.1
2001
Ogni istituto bancario ha preso
coscienza di uno scenario competitivo rinnovato, in cui le regole
del gioco sono mutate, lasciando spazio a una concorrenza reale
e soprattutto agguerrita; considerando questi aspetti le banche
hanno dovuto rifondare il concetto di orientamento al mercato virando
da una rotta product-centric a una customer-centric.
Negli ultimi anni il panorama bancario
italiano ha subito notevoli cambiamenti, generati da un insieme combinato
di fattori riconducibili sia a meccanismi interni al sistema sia a
eventi esterni di natura macroeconimica.
Lo scenario tipico in cui hanno operato
per decenni le istituzioni finanziarie italiane è stato modificato
da pressioni derivanti dal processo di globalizzazione dell’attività economico-finanaziaria
e dal rinnovato quadro normativo.
In effetti i problemi legati alla globalizzazione
non interessano in modo esclusivo le banche, ma qualsiasi settore dell’attività economica; è però certo
che anche in questo campo, nonostante la posizione privilegiata di
cui hanno potuto disporre per molto tempo, la complessità è aumentata
portando a conseguenze inevitabili sotto il profilo strutturale e gestionale.
Nel contesto normativo si è operato
in due distinte direzioni, recependo le direttive europee e legiferando
internamente per mettersi al passo con le altre realtà internazionali.
Se questi sono eventi di natura esterna
al settore, altri sono riconducibili alla dinamica interna delle istituzioni
finanziarie. Attualmente sono identificabili un certo numero di nuovi
operatori, come imprese per il credito specializzato (società di
leasing e di credito al consumo) e istituzioni che gestiscono i fondi
comuni; i nuovi operatori hanno portato ad un aumento complessivo degli
attori sul mercato di riferimento causando un inasprimento della competizione.
A questo si deve aggiungere la necessità di fornire una più ampia
scelta nella suite di prodotti e servizi erogati.
Parallelamente a questi aspetti, che
descrivono il mercato considerando solo il lato dell’offerta, ne sono
presenti altri che coinvolgono il lato della domanda. Il cliente attuale,
forte di una cultura economica più approfondita, non si accontenta
più di scelte basate su una comparazione di rendimenti e rischi
ma pretende dalle istituzioni finanziarie il dialogo e soprattutto
l’ascolto delle proprie esigenze specifiche, richiede delle informazioni
chiare ed esaustive e infine vuole beneficiare delle comodità legate
allo sviluppo delle nuove tecnologie.
A sostegno di queste affermazioni è possibile
fare riferimento ad esempio a un’indagine che l’Eurisko ha condotto
per l’Abi in cui è emerso la motivazione principale dell’abbandono è da
imputarsi alla mancanza di un livello di soddisfazione sufficiente.
Anche nel settore finance la
nuova sfida competitiva si gioca sulla capacità di gestire efficacemente
le relazioni con il cliente.
La nuova filosofia di orientamento al
mercato è rappresentata dal CRM, acronimo tanto utilizzato,
quanto indefinito per contenuti e sostanza.
Cosa significa gestire le relazioni
con i clienti?
Secondo una definizione di PriceWaterhouseCoopers
il CRM è "Gestire l’azienda intorno alle interazioni
con i clienti per massimizzare il valore delle relazioni con essi".
Come accade spesso le definizioni risultano
generiche e non forniscono in prima approssimazione la percezione reale
del problema è però possibile procedere per approssimazioni
successive scomponendo la definizione in parole chiave che consentono
di individuare delle aree ben definite e ulteriormente specificabili.
Il fulcro attorno al quale ruota l’intera
definizione è rappresentato dalle "interazioni con i
clienti"; mentre i veri drivers del cambiamento sono
rappresentati dalla "gestione" delle interazioni e
dalla "massimizzazione" del valore delle stesse.
Il concetto di gestione racchiude degli
aspetti molto importanti: innanzi tutto significa creare l’apparato
necessario a mettere in contatto il cliente con la banca. Operativamente, è funzionale
al raggiungimento di questo obiettivo la creazione di un call center,
di un sito web (non solo una vetrina nella rete, ma un reale accesso
a un numero più o meno ampio di servizi on-line), di
punti di contatto face-to-face attrezzati opportunamente, e
di tutti quegli altri canali di comunicazione che rendono reale la
multicanalità: accessi wap, ATM, text messaging, interactive
TV, sono solo i più recenti proposti dall’innovazione tecnologica;
già si parla di nuovi standard come l’UMTS che dovranno essere
presi in considerazione come punti di contatto con il cliente.
Tutti i touch points descritti
rappresentano l’operational CRM; si tratta di tecnologie e strumenti
studiati e sviluppati per connettersi con i clienti, per gestire un
numero elevato di interazioni e per raccogliere i dati relativi ai
contatti effettuati.
La presenza della multicanalità pone
un problema di grande impatto sul business aziendale: la disponibilità di
dati relativi allo stesso cliente provenienti da fonti diverse. Questo
può essere visto da un lato come un’opportunità, in quanto è possibile
studiare le esigenze e i bisogni complessi di un cliente conoscendo
più profondamente e rispetto a più dimensioni comportamentali
significative. Da un altro punto di vista non va sottovalutato il rischio
di ottenere più visioni dello stesso cliente, con la spiacevole
conseguenza di intraprendere delle azioni differenziate (mailing conflittuali
con promozioni diverse nei contenuti e nelle forme) generando la percezione
di una struttura non affidabile e in ultima analisi di proporsi con
servizi inefficienti. Per evitare di incorrere in errori come questi,
tutta la struttura organizzativa operazionale deve essere gestita efficientemente,
basandosi su architetture connesse coerentemente. In particolare risulta
essenziale il ruolo di un data warehouse sul quale confluiscano
i dati provenienti dalle diverse sorgenti informative.
Per la costruzione di un data warehouse bancario è necessario
coinvolgere più domain expert interni alla banca, in
modo da identificare correttamente i dati necessari e le strategie
di acquisizione. In effetti la complessità delle fonti è alta
in quanto sono disponibili dati provenienti da:
- Anagrafica della clientela
- Famiglie di prodotti
- Pricing
- Touch points
- Contabilità analitica
- Flussi di ritorno (Banca d’Italia, Abi,…)
- DB esterni
- Ricerche di mercato
La scelta dei dati da rendere disponibili
dipenderà da quanti e soprattutto quali ambiti applicativi beneficeranno
del data warehouse (alcuni ambiti possono essere il controllo
di gestione, il risk management, il marketing database e il sistema
informativo di marketing in senso lato, il product engineering, ecc.).

Nello schema vengono rappresentate
le diverse fonti di dati (vedi quelle elencate in precedenza) che
contribuiscono all’identificazione del contenuto di un data warehouse.
Sul lato sinistro dello schema è presente un contenitore
adibito ai metadata tecnici e di business.
La massimizzazione del valore della relazione banca-cliente
Con i touch points funzionanti
e un data warehouse a regime si potrebbe erroneamente pensare
di aver compiuto tutte le fasi di un progetto completo di CRM. In realtà se
torniamo alla definizione proposta in precedenza non è ancora
stato trattato un punto fondamentale: la massimizzazione del valore
delle relazioni con i clienti.
Una relazione è tale quando è presente
uno scambio di valori bidirezionale:
- Cliente-banca
- Banca-cliente
Con i touch points e il data
warehouse attivi, l’azienda è semplicemente pronta a gestire
un solo flusso di informazioni; quelle che dal cliente arrivano alla
Banca. Potremmo riassumere questa condizione con il seguente schema:

Nello schema è possibile
individuare il flusso di informazioni che dai clienti, attraverso
i touch points, raggiunge il customer database, termine usato per
identificare il data warehouse in un ottica customer-centric. In
questo schema non si tiene conto del contributo di tutte le altre
fonti di dati solo per fini semplificativi, ma queste sono comunque
presenti nel customer database.
Raggiunti questi risultati si è fatto
molto, ma non si è fatto abbastanza.
Liz Shahnam, Vice President di Meta
Group (www.metagroup.com)
ha sostenuto in un suo articolo che "Enterprise CRM fails without
a panoramic customer view. This can only be achieved via analytical
CRM". In altre pubblicazioni di Meta Group è stato sottolineato
che "organizations that don’t embrace analytical CRM are going
to fail in their CRM projects."
I progetti di CRM che si limitano a
gestire efficientemente le relazioni con i clienti sono carenti del
secondo flusso di informazioni; non sono in grado di massimizzare in
modo efficace la relazione con il cliente.
Quando i dati sulla nostra clientela
sono presenti in modo organizzato, vanno sfruttati per trarne informazioni
e cogliere opportunità. I passi descritti in precedenza, cioè la
strutturazione dei touch points e del customer database hanno
richiesto ingenti investimenti in termini di piattaforme tecnologiche,
di tempo e di risorse. Inoltre la manutenzione dei sistemi richiede
sforzi continui (si pensi al grande afflusso di dati che può rivelarsi
un peso per la necessità di dotarsi di database con memorie
di terabytes) per mantenerli aggiornati e dimensionati correttamente.
Tutti questi sforzi devono trovare una giustificazione sotto forma
di ritorno sugli investimenti effettuati.
L’analytical CRM rappresenta
la risposta a questi problemi, garantendo la massimizzazione del valore
delle relazioni con i clienti.
Il punto di partenza per approcciarsi
a un sistema di CRM analitico è sicuramente rappresentato da
strumenti di OLAP; questi consentono la verifica di ipotesi
che i business user (direttori funzionali) hanno già identificato
come le probabili cause di un certo fenomeno (il direttore commerciale
di una banca ha la percezione che la fornitura del servizio di home
banking sia meno richiesta in certe aree geografiche e da persone con
certe caratteristiche e procede con operazioni di drill across e drill
through alla verifica di questa sensazione frutto dell’esperienza).
Gli strumenti OLAP sono dotati di flessibilità di velocità e
interattività nell’utilizzo e hanno il merito di creare e distribuire
informazioni ai business user aziendali.
Nello schema si percepisce come
l’aggiunta di strumenti OLAP consenta di fornire informazioni ai
business users, ma ancora è assente il secondo flusso informativo
che dovrebbe andare dalla banca al cliente.
Gli strumenti OLAP però denunciano
dei limiti sia strutturali, sia di contenuto. In effetti non sono in
grado di gestire strutture molto complesse di dati e di valersi di
modelli, ma soprattutto forniscono solo delle informazioni di tipo
statico; con l’OLAP possiamo al massimo disporre di una fotografia
di quello che è accaduto.
Sicuramente capire cosa è successo
in un determinato mercato (o area geografica, o gruppo di filiali,
ecc.) è importante, ma fondamentale è capire perché è successo.
In quest’ottica gli strumenti OLAP risultano
insufficienti ed è necessario ricorrere a tecniche più evolute
e sofisticate che aumentino il contributo informativo dei dati disponibili.
E’ necessario il Data Mining.
Con gli strumenti di Data Mining è possibile
arrivare alla comprensione del perché dei fenomeni, andando
oltre la fotografia del passato e proiettandosi nel futuro con l’acquisita
capacità di prevedere le esigenze e i bisogni dei clienti.
Il Data Mining è in grado
di trasformare i dati grezzi in informazioni di valore, di aiutare
la comprensione del vantaggio competitivo, rendendo ripetibili i successi
di azioni passate ed eliminabili gli insuccessi. E’ possibile rispondere
a domande strategiche come:
- Qual è il comportamento bancario dei
miei clienti?
- Qual è il profilo dei miei clienti più profittevoli?
- Quali sono i clienti che siamo in grado di
mantenere più a lungo?
- Quali sono i best prospects per un nuovo
prodotto?
All’interno della realtà bancaria
il Data mining consente il raggiungimento di obiettivi centrali nelle
politiche di marketing. Nel mercato bancario odierno i prodotti e i
servizi si presentano molto diversificati; ciò presuppone l’approfondimento
della conoscenza dei clienti, e in particolare delle loro necessità e
delle loro aspettative per:
- Migliorare l’acquisizione di nuovi clienti,
diminuendo i costi e i tempi medi, proponendosi con i prodotti più adatti
nelle campagne di marketing, che devono essere mirate e specifiche
per il target obiettivo
- Aumentare il cross-selling e l’up-selling,
concentrandosi così non più sulla market share ma
sulla share of wallet, rendendo i clienti più profittevoli
- Migliorare la retention, fidelizzando
il cliente e individuando le cause di abbandono (customer attrition)
Riguardo a questi temi si è recentemente
espresso anche Kotler, in "Il marketing secondo Kotler" che
ha evidenziato come "sono state sviluppate sofisticate tecniche
per accrescere il cross-selling e l’up-selling. Le imprese
definiscono i profili dei dei segmenti e dei clienti mediante i propri data
warehouse, alimentati grazie a tecniche sempre più efficaci
di data mining".
Per ottenere questi risultati però non è sufficiente
disporre delle potenti tecniche di Data Mining (reti neurali, alberi
decisionali, modelli di regressione, ecc.); infatti accade spesso che,
una volta compresa l’importanza di un certo processo di analisi, questo
venga affidato a un centro studi che ottiene dei risultati che non
vengono sfruttati e rimangono in un cassetto come prova di abilità di
menti elette all’analisi dei dati.
Per completare il flusso di informazioni
bidirezionale di cui si è parlato in precedenza e aggiungere
quindi la direzione banca-cliente è necessario che il Data Mining
sia strutturalmente integrato nei sistemi IT bancari. Non si può pensare
di avere realizzato un progetto di CRM e parlare di cross-selling se
l’unica informazione aggiuntiva di cui si dispone è che sarebbe
utile proporre un certo fondo di investimento a quel segmento di clientela
che la banca ha identificato come dormiente (questo segmento potrebbe
ad esempio risultare da una segmentazione comportamentale su variabili
bancarie in cui si è evidenziato che questi soggetti non effettuano
spesso movimenti, non hanno investimenti e non sfruttano i canali nuovi
di comunicazione).
CRM è dare la possibilità all’operatore
del call center di suggerire in tempo reale al cliente che lo
sta chiamando il prodotto più adatto (nel senso che è stato
associato a ogni cliente un livello di probabilità che identifica
la propensione all’acquisto di un certo prodotto), oppure fornire nell’interfaccia
grafica di lavoro del cassiere l’informazione relativa a quale rischio
di abbandono esprime il cliente che si trova di fronte in modo da poter
agire con delle campagne mirate e delle promozioni studiate per generare loyalty (se è vero
che informazioni di questo genere non sono richieste dai gestori che
conosco personalmente i pochi clienti di cui si occupano, le stesse
informazioni sono essenziali per il cassiere che quotidianamente vede
decine di persone e non potrebbe altrimenti garantire lo stesso livello
di personalizzazione del rapporto). Quelli citati sono solo due esempi
di come i complessi modelli di Data Mining vengano inseriti nella struttura
bancaria per poter arrivare alla chiusura del ciclo e realizzare un
vero progetto di CRM.

Rispetto allo schema precedente
sono comparsi due nuovi elementi: il Data Mining e gli Intelligent
Agents. Sono presenti due flussi: uno che dai clienti porta dati
al customer database passando dai touch points; l’altro che dagli
intelligent agents restituisce informazioni ai clienti sempre passando
dai touch points. I risultati dei modelli di DataMining vengono
passati ai business users che decidono le strategie da applicare
a livello teorico. Queste strategie vengono implementate dagli
intelligen agents in tre direzioni: arricchendo il customer DB,
fornendo informazioni real time ai touch points, restituendo un
monitoraggio ai business users.
Per poter raggiungere l’obiettivo di
un progetto di CRM completo è fondamentale quindi il deployment,
ovvero la diffusione dei risultati automatizzata e real time;
il deployment, realizzato attraverso degli intelligent agents (applicativi
in grado di fornire informazioni in tempo reale sulla base di complessi
modelli di Data Mining) consente di generare il secondo flusso banca-cliente,
che in misura maggiore permea di significato l’acronimo CRM.
Infine per avere un progetto di CRM
proiettato verso il futuro, è necessario prestare molta attenzione
ai nuovi canali. In questo senso Andrea Farinet, docente della SDA
Bocconi, in un articolo pubblicato su uno speciale CRM di Computer
World, ha evidenziato che "nell’attuale contesto economico
e culturale creare un progetto di CRM vuol dire integrarlo con la realtà dell’e-business".
L’eCRM rappresenta la nuova frontiera
nella gestione dei rapporti con i clienti, e questo per una banca significa
poter riconoscere i propri clienti on-line e fornirgli un servizio
personalizzato rispondente alle caratteristiche espresse in tutti i
fronti della relazione. Su internet la personalizzazione si estrinseca
in una rappresentazione ad hoc del sito, nella presenza di banner pubblicitari
mirati e di proposte specificatamente indirizzate a quel cliente, stressando
al massimo il concetto di real time in quanto nella rete un
semplice click è in grado di spostare la relazione del
cliente verso un nostro competitor.
E’ quindi evidente che un progetto di
CRM debba seguire un iter preciso e strutturato, che molto spesso coinvolge
diverse realtà tecnologiche (è realmente difficile trovare
attualmente in commercio una soluzione end-to-end che copra
tutte le fasi del CRM; per avere a disposizione il best of breed è necessario
far colloquiare diversi ambienti e sistemi). Per ottenere i risultati
sperati è però necessario spostare il focus dall’operational
CRM all’analytical CRM, in quanto la gestione delle informazioni
ma soprattutto la massimizzazione del valore delle stesse costituirà nei
prossimi anni il vantaggio competitivo delle banche più lungimiranti.
Fabio Nalucci
BI division
SPSS Italia
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